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Barcelona 2002

Il primo Convegno Internazionale su Raimon Panikkar ebbe luogo a Barcelona dal 20 al 23 Febbraio 2002, con il titolo The Intercultural Philosophy of Raimon Panikkar. Fu organizzato da Intercultura (Barcelona) e dal Centro UNESCO di Catalunya; ideatore e abile coordinatore fu Agustí Nicolau (a quell tempo lavorava per Intercultura, ora presso l’Institut Interculturel di Montreal). Il convegno organizzato in omaggio a Panikkar, fu concepito in primo luogo nello spirito di analisi critica ed elucidazione della sua filosofia, per contribuire così a una più profonda comprensione di essa. Il convegno riunì quindi studiosi di diverse culture e continenti che condividevano una conoscenza profonda del lavoro intellettuale di Panikkar.

L’apertura del convegno ebbe luogo all’Auditorium Prat de la Riba presso l’Institut d’Estudis Catalans con una conferenza plenaria di Scott Eastham seguita da una esecuzione musicale di Jordi Savall e Montserrat Figueras. I lavori proseguirono all’Auditorium Pati Manning con cinque sessioni aperte sempre da una sintesi introduttiva seguita dai contributi di altri partecipanti. Le relazioni furono tenute, in ordine cronologico, da Jordi Pigem, Francis D’Sa, Joseph Prabhu, Raúl Fornet Betancourt e Gerard Hall. Intervennero inoltre Francesc Rovira, Arcadio Rojo, Andrés Torres Queiruga, Àngel Castiñeira, José Ignacio González Faus, Basarab Nicolescu, Francesc Torralba, Josep Maria Terricabras, Francesc Torradeflot, Raimon Ribera, Lluís Duch, Teresa Guardans, Ferran Iniesta, Young-chan Ro, Kalpana Das, Diana Palanca de Vallescar e lo stesso Raimon Panikkar. Ogni sessione si concludeva con un breve sommario da parte di Ignasi Boada, che curò anche gli atti del convegno in catalano: La filosofia intercultural de Raimon Panikkar (con Prologo di Robert Vachon e Epilogo di Raimon Panikkar), Barcelona: Pòrtic / Centre d’Estudis de Temes Contemporanis, 2004.

Raimon Panikkar

sito ufficiale

“Quanto più osiamo camminare per nuovi sentieri
tanto più dobbiamo restare radicati nella nostra tradizione
e aperti agli altri, i quali ci fanno sapere che non siamo soli
e ci consentono di acquistare una visione più ampia della realtà.”